Le Siciliane Casablanca n. 65

3 – Editoriale Addio col pugno chiuso Graziella Proto 4 – Editoriale Considerazioni sulla violenza Graziella Proto 7 – Orgoglioso. Lo rifarò Fulvio Vassallo Paleologo 9 – Il naufragio dei diritti Fulvio Vassallo Paleologo 11 – Caccia all’untore nero Antonio Mazzeo 15 – “Assolti siete lo stesso coinvolti” Brunella Lottero 20 – Riflessioni sulla comunità possibile Tilde Pajno 22 –Enza, il sorriso in “punta di piedi” Lara Elia 24 – 82 anni: l’età giusta per protestare Alessio Pracanica 26 – Elisoccorso: necessario ma… Lorenz Martini 30 – A voi dico: non venite a messa Giusi Nanè 32 – Tra corruzione e globalizzazione Vincenzo Musacchio 34 – Nuova “Pizza Connection”? Massimiliano Nespola 36 – Antonio Mamì candidato sindaco Alessio Pracanica 39 – Ancora Renato Daniela Giuffrida 41 – “Io so’ Favolosa” Valentina Ersilia Matrascia 43 – Villaggio della Pace Maria Grazia Rando 45 – RosaDiLicata NaufragarMèDolce

EDITORIALE: ADDIO COL PUGNO CHIUSO

ANCHE SE NON È PIÙ DI MODA

Mentre chiudiamo questo numero giunge la notizia – triste – che Rossana Rossanda è morta.

Sicuramente tutte le testate in questi giorni apriranno con la notizia della sua morte.

Certamente racconteranno di tutto e di più.

I compagni de Il Manifesto sapranno raccontare tanti aneddoti. Avranno tante cose da ricordare di quella che è stata la fondatrice dell’unico quotidiano di sinistra rimasto sul mercato. Di quella ribelle che infiammava il cuore di tanti con i suoi editoriali ribelli. Dell’eterna militante rivoluzionaria.

Qui non vogliamo gareggiare con nessuno. Siamo commossi. Addolorati. Personalmente sapere che viveva mi dava fiducia e certezza, quella certezza che ad ogni “scomparsa” diminuisce sempre più. Potrei iniziare dicendo: un altro pezzo di noi che se ne va; la parte migliore del Novecento. Un periodo storico del quale si stanno perdendo tutti i punti di riferimento, quelli che sopravvivono si contano sulle punte delle dita… non tutte le dita. Purtroppo.

Me la ricordo ardimentosa nella corrente di Ingrao.

Voglio ricordarla bella, giovane, ribelle. Voglio ricordarla così perché mi ricorda il tempo delle mie, nostre (cioè dei compagni) lotte. In paesi diversi ma uniti tutti da un filo rosso. Una specie di antenna che ci orientava e faceva sì che ci sentissimo tutti uniti. Compagni comunisti. Con orgoglio. Con coraggio e spavalderia. Uniti dalla condivisione della lotta. Anche quando le organizzazioni politiche della sinistra erano diversi fra loro. PSIUP, DP, LC…

Compagna dissidente. Una dissidenza – la sua – che coinvolgeva tanti altri compagni e compagne dal centro alla periferia e portata avanti laddove e quando si notavano divergenze o contraddizioni. O peggio dogmi. Dentro il PCI, fuori dal PCI, nei movimenti femministi e fuori dai movimenti. Quando una bella gioventù era impegnata e credeva nel sogno. Appunto il sogno di costruire un mondo a dimensione umana. Un mondo migliore, democratico, egualitario. Un mondo vivibile anche per i meno fortunati. Un mondo dove la pace e la prosperità facessero la loro bella figura, e volevamo mettere dei fiori nei nostri cannoni.  E dopo, tanto tempo dopo, quando abbiamo creduto che un altro mondo è possibile.

A questo sogno ci credo ancora, e continuerò a crederci, cara Rossana, solo che oggi è diventato ancora più difficile realizzarlo. E tu lo sapevi.

Addio Rossana, grande partigiana in tutti i sensi. Grande donna. Grande compagna – “rimasta comunista”. Punto di riferimento di tanti compagni. Di tanti uomini e donne che del tuo pensiero erano innamorati.

Addio col pugno chiuso come è doveroso fra compagni. Non ti dimenticheremo mai.